Braga: una convivenza inaspettata

Dobbiamo essere sincere: le nostre aspettative non erano altissime. Sì, ci aspettavamo una bella esperienza, ma dire che è stata bella sarebbe riduttivo, minimizzerebbe tutto ciò che abbiamo vissuto. Avevamo paura di come sarebbe stata la convivenza, temevamo che uscire dalla nostra routine quotidiana potesse destabilizzarci al punto da non riuscire più a sentirci a casa, ma così non è stato.

A tutte noi sono mancate le nostre famiglie, la nostra casa, le nostre abitudini, la nostra normalità. Di pianti ce ne sono stati, eccome, ma proprio quei momenti ci hanno aiutate a crescere. All’inizio non sono mancate le litigate: sei ragazze, due bagni e gusti completamente diversi… era inevitabile qualche occhiataccia. Però, dopo poco tempo, abbiamo iniziato a vedere gli aspetti positivi l’una dell’altra e si è creato un gruppo inaspettato ma unito. Abbiamo imparato a ridere in ogni momento, persino nel cuore della notte, quando cercavamo di comunicare in codice Morse tra una stanza e l’altra dopo che i vicini si erano lamentati per il troppo rumore.

Il viaggio è stato tranquillo, ci siamo divertite; in aereo abbiamo dormito, le solite cose che si fanno in volo. La casa era molto bella, spaziosa, con due bagni e cinque camere da letto. Era un po’ fredda, è vero, ma avevamo tutto ciò di cui avevamo bisogno, forse anche di più. Ci siamo ambientate facilmente, grazie soprattutto al fatto che siamo riuscite fin da subito a metterci a nostro agio a vicenda; abbiamo persino spostato un letto per creare una camera da tre. Certo, sentivamo continuamente ambulanze e sirene passare sotto casa e all’inizio ci mettevano un po’ in soggezione, ma col tempo ci siamo abituate.

La differenza tra lavoro e scuola si è sentita. Eravamo più libere, sì, ma anche più autonome. Non c’era qualcuno a dirci costantemente cosa fare: dovevamo prendere l’iniziativa, dimostrare che volevamo essere lì, stampare, usare il pacchetto Adobe… quella era la nostra routine. Eppure, possiamo dire di aver imparato davvero tanto.

Comunicare non è stato semplice, anche per chi tra noi aveva un livello avanzato di inglese, perché loro non parlavano né italiano né inglese. Spesso non ci capivamo e abbiamo dovuto affidarci ai gesti. Del paese non abbiamo potuto vedere molto, perché pioveva quasi sempre, ma una cosa l’abbiamo capita: in Portogallo le persone sono estremamente ospitali e pronte ad accoglierti.

Un’esperienza stupenda che ricorderemo sempre con affetto è stata la visita a Porto. Lì ci siamo avvicinate ancora di più, abbiamo riso tantissimo, ammirato la città e conosciuto meglio i portoghesi. Ci mancheranno le cene condivise, i giochi stupidi che facevamo la sera fino a piangere dal ridere, i colpi al cuore mentre guardavamo film horror senza sapere cosa scegliere.

Sappiamo che dopo questo viaggio non saremo più le stesse. Siamo maturate: forse da fuori non si vede, ma paranoie e insicurezze che prima ci oscuravano la vista sono quasi del tutto svanite, e questa per noi è già una grande crescita. Abbiamo imparato a pensare meno alle apparenze, a lasciarci andare, a essere sincere con noi stesse e con gli altri. Senza questa esperienza saremmo rimaste semplicemente ragazze insicure di tutto e di tutti; invece oggi siamo molto di più.